AVANTI, INDIETRO TUTTA.

Di Dino Malecogita

Avevamo commentato su queste pagine con cauto ottimismo la solitaria sortita della dissidenza della FIMMG di Chieti che, con una punta d’orgoglio, aveva rivendicato per il medico di famiglia quel ruolo ormai per troppo tempo disatteso.

Siamo rimasti invece molto impressionati dalla risposta data dal Segretario Nazionale della FIMMG, che in un primo tempo, quando non se ne conosceva ancora il testo ufficiale, veniva riferita come un rimbrotto ma che successivamente si verificò essere una vera reprimenda arrivando a chiedere alla FIMMG di Chieti di abiurare pubblicamente la propria precedente posizione.

Il caleidoscopio della Sanità italiana ci ha abituato a tutto, ma a nostro avviso sembra eccessiva questa presa di posizione che rischia, alla fine, una spaccatura interna del più grosso sindacato medico, molto vicino alle posizioni di questo come degli altri governi.

E’ vero che il Segretario Nazionale della FIMMG non si rivolge ad un gruppo di educande, ma espressioni quali “…non meriti una mia articolata risposta” i colleghi di Chieti non le meritano.

E si commentano da sé i magri guadagni e i mugugni che ormai stanno scollando inesorabilmente quel patto sociale assurdo tra medico di famiglia e società che vedeva nel sistema a pagamento forfettario la negazione stessa della libera professione. Riprendiamo la stessa espressione usata dal Segretario Nazionale : “…realisticamente ci sentiamo di affermare che esso (Accordo Collettivo Nazionale) è ancora insufficiente sul piano economico…” e continua, a nostro avviso, parlandosi addosso : “ma ottimo su quello normativo”. Forse non si rende conto il Segretario Nazionale che si può morire di ridicolo.

Mantenere a tutti i costi una censura interna “…non dovrebbe essere consentito ad un Segretario Provinciale di far pubblicare le sua argomentazioni dal Corriere Medico” è stato un inutile sacrificio che non è servito e non servirà a nessuno, se non a quanti hanno interessi specifici affinchè questo sistema di operare resti solo per garantire alleanze politico-sindacali consolidate, che di certo non possono aiutare il cittadino. Mi rivolgo a quei colleghi della FIMMG che fino a ieri si preoccupavano degli aumenti contrattuali ancora non a regime e che invece oggi vogliono, forse per attenuare le loro ansie, incontrarsi con medici come me per convincere ad entrare nella loro orbita e cambiare il sistema dal di dentro.

Questi colleghi, che continuano a sbagliarsi, mi ricordano un espressione usata da San Paolo che affermava: “Dentro la Chiesa c’è salvezza, fuori della Chiesa non c’è salvezza”. Ma noi non crediamo che questa utopia psuedo-sessantottina della Sanità italiana possa essere una realtà da “correggere” come non lo crede nemmeno per opposti motivi la Dirigenza della FIMMG.

Togliendo ricchezze alla categoria, responsabilità e qualità del lavoro, inevitabilmente scende il grado culturale del medico, con grave danno per i cittadini.

Se il Segretario Nazionale della FIMMG vorrà evitare uno strappo interno difficile da ricucire dovrà ritornare sui propri passi, scusandosi, anche se non proprio nella forma da lui stesso richiesta nel documento del 7/1/97, con la FIMMG di Chieti.

 

Proprietà letteraria riservata vietata la pubblicazione senza l’autorizzazione scritta dell’editore.

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