Evviva l’internazionale dell’ignoranza

Di Dino Malecogita

Un mio vicino di casa, essendo uno dei massimi conoscitori di tabacco dei Monopoli, negli anni ’70, viaggiava spesso, per conto dello Stato, all’estero nei Paesi del blocco comunista ; così quando raramente ci si incontrava parlava dei suoi viaggi e oltre che della povertà endemica legata alla tirannia del regime, narrava volentieri aneddoti e storie di vita di quei Paesi.

Ero incuriosito soprattutto di quanto accadeva in Albania, piccolo stato a noi vicino, nessuno ne parlava mai, la cortina del silenzio era totale, si sapeva solo che era l’unico Paese che gravitava forse nell’orbita della Cina ed era poverissimo .

Il mio vicino mi confermò che l’Albania era sì povera, ma che gli albanesi avevano accettato il regime senza lamentarsi. Anzi no, si ricordò di un episodio.

Nella piazza principale di Tirana c’erano 2 negozi di barbiere, proprio uno di fronte all’altro e mentre nel primo c’era sempre la fila, nel secondo non entrava mai nessuno.

Il mio vicino un giorno andò a tagliare i capelli dal primo barbiere e discorrendo quest’ultimo si lamentò, in quanto riteneva ingiusto il fatto che anche se lui lavorava molto di più dell’altro, prendeva dallo Stato esattamente tanto quanto il secondo barbiere, senza nessuna altra gratificazione.

Ritornavano alla mente le parole che il Doge dice ad Otello nell’affidargli la difesa di Cipro : “Otello voi conoscete meglio di chiunque altro i forti di quell’isola e pur avendo noi là un rappresentante d’indiscussa bravura, l’opinione pubblica, arbitro supremo di ogni nostra deliberazione, s’affida più sicuramente a voi” (Otello di Shakespeare).

Il segretario nazionale della FIMMG, sul “Il Giornale del Medico” del 27 febbraio u.s., dichiara : ”Ridicola per il costo abnorme che il compenso a prestazione comporterebbe per il Ssn” l’introduzione dell’idea rivoluzionaria che chi lavora di più, come il primo barbiere, guadagna di più, anche nella medicina convenzionata e che comporterebbe per il medico di famiglia un adeguamento economico delle proprie prestazioni professionali vicino al resto d’Europa.

Tanti di questi personaggi che hanno, o hanno avuto, il potere di influenzare la politica sanitaria in Italia hanno contribuito non poco all’appiattimento della classe medica, livellandola a livello economico troppo basso e non stimolando la professionalità a danno del cittadino.

Si può giustificare solo in quest’ottica distorta, la pervicace protervia di chi anche in Italia è riuscito a conservare il potere nella politica sanitaria, costruendo una burocrazia medica fatta di timbri e di bolli, che ha messo in ginocchio seri professionisti, spalleggiato da una élite di sindacati di categoria, che ha dalla sua “l’opinione pubblica, arbitro supremo di ogni nostra deliberazione”.

Alcuni poi, non hanno nemmeno il buon gusto di tacere al momento opportuno occupandosi di problemi che non sono i loro e questo per garantire ad alcuni loro pavidi sostenitori di conservare ad un prezzo sempre più basso, a cui corrisponde inevitabilmente povertà culturale, una parvenza di sicurezza economica e a loro il potere dentro e fuori il sistema sanitario.

Questo atteggiamento si riflette anche nella stipula nei contratti collettivi di lavoro dove non viene garantita né la parte economica, ma neanche la parte “giuridica”.

Un esempio vale per tutti, dove dal particolare più insignificante si può poi giungere a capire una situazione in cui l’indigenza e l’ignoranza possano andare di pari passo.

Alcune Usl stanno contestando ad alcuni medici di non esporre il cartello dell’orario di lavoro fuori dalla porta.

Il contratto di lavoro DPR 484/97 recita all’art. 22 “Il suddetto orario con il nominativo del medico, da comunicare alla Azienda, deve essere esposto all’ingresso dello studio medico ; eventuali variazioni devono essere adeguatamente motivate ed immediatamente comunicate alla Azienda.”

Riporto quanto ha contestato un collega ai dirigenti della propria USL.

“Con riferimento al nostro colloquio telefonico, in coincidenza del sopralluogo USL e circa la inesatta esposizione del cartello con l’orario nella bacheca dell’ingresso dello studio professionale e non sul pianerottolo dell’immobile, affisso sul battente esterno che dà sulle scale , preciso che :

  1. il D.P.R. 484/96 art.22 punto 6) recita : “Il suddetto orario…esposto all’ingresso dello studio medico” ;
  2. che la USL interpreta erroneamente la parola “ingresso dello studio medico” come il vano che precede la porta dell’immobile ;
  3. che il vocabolario G. Devoto – G. C. Oli ediz. 1971 definisce ingresso : “Nelle abitazioni il vano che serve per lo più come locale di attesa, di disimpegno : lasciò l’ombrello nell’ingresso (dal latino ingressus-us) ;
  4. che l’Enciclopedia Universale Rizzoli-Laurousse ediz. 1968 definisce ingresso : “Stanza che si incontra subito dopo la porta che immette in una abitazione, e che serve di disimpegno : Appena entrato nell’ingresso, si tolse il cappotto.”
  5. che il vocabolario Zingarelli ediz. 1986 definisce ingresso : “Vestibolo, anticamera”.

Tuttavia mi atterrò a detta incomprensibile Vs. interpretazione il tempo necessario, per un rapido e certo Vs. ripensamento.

La USL ha informalmente risposto che, anche il Comitato Consultivo USL, organo di sorveglianza medico sotto il controllo della Usl, ha interpretato così la dizione della parola “ingresso” e lo stesso avviene in altre USL .

Evviva l’internazionale dell’ignoranza.

Proprietà letteraria riservata vietata la pubblicazione senza l’autorizzazione scritta dell’editore.

Cookies: per capire ed accettare la nostra politica sulla privacy:

Non conserviamo dati dei nostri utenti, se non per ragioni strettamente funzionali al funzionamento del sito.

Questo avviso comparirà solamente una volta, assumendo che leggendo la pagina della privacy le condizioni ne vengano accettate.

Clicca sul link qui sotto.