Occorre rivedere e reimpostare tutto per non ricreare Pennacchi e pennacchioni

Di Dino Malecogita

I rapporti tra i medici e gli Enti di Assistenza sono stati sempre contaminati da una burocrazia cieca e irremovibile che ha trascinato le controparti mediche in uno scontro affatto professionale e carico di sfruttamento.

La legge istitutiva del S.S.N. legge 833/78, figlia del suo tempo, più che salvaguardare la professionalità dei medici convenzionati di famiglia ne è andata burocratizzando la figura in modo esasperato.

Lo Stato ha prima messo a guardia di questi professionisti, medici d’istituto che già ricoprivano incarichi direttivi negli Enti disciolti (incarichi non dirigenziali,n.d.r.), che per loro specifica formazione, non avevano un gran che di competenza giuridico-normativa.

Successivamente i medici convenzionati, “di famiglia” sono stati inseriti in una burocrazia comunale ,le UUSSLL,che veniva gestita dai politici locali , dai sindacati medici condotti più rappresentativi, loro stessi potentati, quinte colonne affaristiche supine ai desiderata del potente di turno e della Regione.

Quindi il Medico di famiglia si è di fatto trovato intrappolato in una burocrazia comunale poco duttile,quando non del tutto assente,in cui non è possibile rivendicare quello che il contratto di lavoro prevede, perchè la controparte è la Regione.

Nello stesso tempo nulla avviene tra il medico e la Regione senza che ci sia la Usl come intermediaria

Il contenzioso scaturito tra le regioni e le UUSSLL da una parte e i medici convenzionati di famiglia sui tabulati degli assistiti è stata la cartina tornasole che ha interessato tutti e dimostra come vi siano delle situazioni di errori materiali che si perpetuano nel tempo senza che si possano sanare, se non davanti al Pretore del lavoro.

Tutto questo è stato il risultato dei nostri contratti.

Nell’ultima bozza di contratto, anche se il medico rimane un lavoratore autonomo,il cittadino viene condizionato nella sua scelta da informazioni circa l’attività del medico stesso fornite a discrezionalità dei dipendenti Usl, senza che nell’ufficio comunale vi siano le competenze atte a valutare l’esperienza e le conoscenze maturate dal medico nel corso della sua attività e soprattutto violando la carta costituzionale sulla libertà del cittadino nella scelta del proprio medico di fiducia.

Tutto ciò implica non solo un condizionamento del cittadino,ma un clientelismo Usl-medico in questo caso “intellettuale organico” in un sistema chiuso.

Sono fin troppo evidenti le analogie che vedono accomunare questo offensivo progetto, lesivo soprattutto per il cittadino con la sovrastruttura già presente per esempio nella scuola pubblica, al fine di condizionare il comportamento del medico di famiglia e ridurre via via la specificità del medico generico esperto di medicina interna nel settore, ad uno specialista ambulatoriale anomalo di cui certamente non si sentiva il bisogno, con lo scopo dichiarato di un risparmio di spesa per il governo (anche se è cronaca recente che per grossi gruppi industriali ed editoriali i soldi si trovano).

Si riportano per completezza alcuni passi significativi della bozza di contratto, per altro offensivi.

“...orario di apertura minimo rapportato al numero di assistiti in carico e concordato con il responsabile del distretto” (se non c’è la dipendenza, non ci sono ordini di servizio, camuffati e non. Ogni libero professionista si organizza il lavoro come meglio crede, altrimenti il danno è certo n.d.r.)

Sempre sullo stesso tono “…l’Usl dovrebbe aiutare il cittadino che si accinge a scegliere il medico, rendendo disponibili le informazioni su alcune caratteristiche dei medici, sulle specializzazioni e sui servizi da loro offerti“. E perchè no sulla fede politica, così i craxiani andranno con i craxiani e gli sbardelliani con gli sbardelliani?

L’insipienza del politichese ministeriale,di una certa cultura sessantottina ,che è dura a morire ricorre con frasi ad effetto “…all’assistito vengono fornite le informazioni rilevanti ai fini di una scelta consapevole”.

Sono perplesso e,come me, lo saranno di certo i colleghi di fronte al tentativo di legalizzare una forma di ingerenza nella libertà di scelta del medico da parte del cittadino,che ha odore di comparaggio e suona offesa alla intelligenza del cittadino stesso.

Il tempo passa, rimangono solo i marchi di fabbrica. Dove sono finiti gli slogans tipo ‘L’ immaginazione al potere?’

La riduzione della specificità ha un risvolto economico: fa comodo al Governo un Medico Internista dequalificato cui dare a seconda dell’estro degli impiegati della Usl, etichette di specialista di serie “B”, per non parlare dei possibili favoritismi.

‘Signora prenda questo scampolo di ortopedico, vedrà che affare! E’ garantito USL.’

Questa furbizia da leguleio si è gia concretizzata nell’ultimo contratto della scuola siglato dalle organizzazioni CGIL-CISL-UIL, dove agli insegnanti è stata tolta la specificità del ruolo, assimilandoli a dei ministeriali.

Questo per i più distratti significa meno soldi ai medici convenzionati che servono per pagare gli aumenti dei nostri fornitori, lo Stato sociale, vari prepensionamenti ecc. e che dopo oltre quattro anni senza contratto vedono decurtato il loro potere di acquisto secondo le rivalutazioni Istat; chi per esempio percepiva il 30/4/91 una retribuzione pari a L.1.000.000 avrebbe dovuto percepire al 30/4/95 L.1.203.908.

Questo era l’Eldorado della dipendenza promessoci dalla Buon’anima.

Ma i rapporti con le USL possono essere ancora più difficili anche per semplici problemi amministrativi.

Nella Usl pilota di Roma la RM 10 un certificato di servizio richiesto a maggio può essere consegnato a settembre perchè esistono errori materiali sui files della Regione che non vengono corretti. E può capitare che, recandosi alla Usl per chiarimenti, il f.f. del capo Distretto a fine agosto, anzichè interessarsi ,voglia evitare qualsiasi reclamo. Per chi sta zitto naturalmente.

La conclusione è facilmente immaginabile.

Attenti al bavaglio!

In queste condizioni,stando così le cose, sussistendo una condizione di sfruttamento di tutta la nostra categoria e non intravedendo un futuro migliore, ne alcun riconoscimento dei nostri diritti e dei nostri meriti,diritti e meriti di un medico impegnato responsabilmente nella sua attività professionale con cittadini che si sono affidati alle sue cure, mi vien fatto spontaneo auspicare una delle soluzioni che sto per esprimere:

-o lo Stato ci inquadra in un rapporto di dipendenza con tutti gli oneri ed onori

-oppure ,se non è in grado di erogare un’assistenza come si conviene e di tutelare gli operatori sanitari con un trattamento dignitoso e civile, conceda l’assistenza Diretta ai più indigenti e per tutti gli altri consenta l’assistenza Indiretta.

A noi questo tipo di assistenza non fa paura.

Qualora invece,si volesse instaurare il rapporto di dipendenza – non ce ne vogliano gli amici Giornalisti – diciamo che, come il Giornalista dipendente da un Editore, che svolge un’attività autonoma e liberale, matura in un periodo di circa 20 anni un onorario medio di 150 milioni annui,così il Medico che svolge un’attività avente le stesse caratteristiche, cioè autonoma e liberale, in un ospedale o sul territorio,deve poter maturare una retribuzione rapportata agli stessi parametri.

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