Succedanei del sangue e le mezze verità dei media

Di Dino Malecogita

Il servizio televisivo pubblico d’informazione e la stampa – non solo locale – hanno dato recentemente all’unisono (3-4 giornalisti) queste notizie circa il dissequestro di una grossa partita di emoderivati: – La Procura della Repubblica di Trento ha dissequestrato tutto il plasma ed i plasmaderivati posti sotto sequestro circa due anni fa per sospetto inquinamento virale, dimostrato poi completamente infondato ( “La Repubblica”, 18 maggio 1997);

  • L’Assessore veneto alla Sanità ha valutato nell’ordine di miliardi di lire la perdita causata dalla degradazione dei fattori terminali della coagulazione, ormai non più ottenibili da tale plasma ( “Giornale” 18 giugno 1997);
  • Le Associazioni dei donatori minacciano iniziative legali per il danno arrecato alla loro immagine e conseguentemente alla affluenza dei donatori: la FIDAS ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile e l’AVIS del Veneto si riserva di querelare il Medico legale consulente del Tribunale di Trento ( “Il Giornale”, 18 giugno 1997).

Abbiamo chiesto ad un ematologo in prima fila nelle battaglie sulla sicurezza del sangue e derivati, Consulente Tecnico di parte per la famiglia del bambino napoletano morto per AIDS (al ragazzo deceduto erano stati trasfusi sia sangue che emoderivati infetti) e che con alta probabilità verrà chiamato a prestare la sua opera professionale dai giudici di Trento, cosa pensasse in proposito:

ha tenuto a precisare che è vero quanto riportato dalla stampa ma solo per metà. La verità dei fatti, detta per intero è questa:

  • oltre trentamila cittadini italiani hanno fatto richiesta di indennizzo al Ministero della Sanità per lesioni permanenti, in molti casi seguite da morte, conseguenti a contagio virale da trasfusioni di sangue o derivati;
  • di questi oltre 30.000 contagiati, circa 200 erano residenti nella provincia di Trento e la Procura della Repubblica competente per territorio ha ritenuto di dover prendere l’iniziativa di indagare per la tutela di un interesse diffuso;
  • è stato sequestrato tutto il materiale che era stato depositato in due celle frigorifere dei Mercati Generali di Padova: sia lotti di plasma pronti per la lavorazione, sia lotti di plasmaderivati (albumina, gammaglobuline, fattori della coagulazione), nonché sacche di plasma di singoli donatori per un totale di 65.000 Kg. (65 tonnellate);
  • è stato chiesto al giudice delle indagini preliminari (GIP) di far effettuare perizie su tutto questo materiale, in parte di provenienza dai Centri Trasfusionali italiani, in parte da Centri esteri;
  • sono state effettuate quattro perizie da un professore universitario – supportato anche dai laboratori del CNR – e su 800 campioni esaminati ben 24 sono risultati positivi per inquinamento virale: la maggior parte dal virus dell’epatite C ed alcuni da parte del virus della epatite b o dell’AIDS;
  • mentre in termini di campioni la percentuale era del 3% (800:20), in termini di quantità di materiale esaminato la parte inquinata era circa la metà delle 65 tonnellate;
  • per questo motivo dopo aver sentito il parere del Ministero e dell’Istituto Superiore di Sanità sono stati riconsegnati ai “proprietari” circa 30.000 Kg. di plasma e derivati risultati sterili ai controlli;
  • altri 35.000 Kg., che sterili non erano, sono rimasti sotto sequestro e – secondo anche il parere delle Autorità sanitarie competenti – dovranno essere distrutte per incenerimento.

Senza l’intervento della Procura di Trento tutto quel materiale infetto sarebbe andato a finire nelle vene dei malati. A caro prezzo di salute oltre che di danaro per i costi sanitari delle patologie riportate.

Queste cose le sanno e le sapevano l’Assessore veneto alla Sanità, i tre o quattro giornalisti e, se non la RAI, certamente il suo corrispondente da Trento.

Non fa onore né all’uno né agli altri, averle taciute ed aver manipolato la mezza verità.

Commenti ?

E’ vero che la stampa è il quarto potere , ma i fatti sono più forti di ciascuno e di tutti i poteri messi assieme .

Non è serio fare affidamento sulla memoria corta della gente quando, “loro” malgrado, verranno fuori gli altri 35.000 Kg. di materiale infetto da bruciare.

E dovrà essere detto che solo in una piccola parte di quel plasma, all’epoca del sequestro era contenuto ancora il fattore antiemofilico.

Non c’è da fare una profonda analisi sociologica per capire i motivi non tanto reconditi del perché i lettori dei giornali si disaffezionino e perché per questa malattia disaffettiva la distribuzione fuori dalle edicole è solo un palliativo.

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