ABORTO: DIMEZZATO IN 16 ANNI

 

Continuano a diminuire gli aborti in Italia. In 16 anni il numero delle interruzioni di gravidanza e’ passato da 209.000 casi nel 1980 a 129.000 nel 1996. Il dato e’ stato diffuso dall’Istat che ha reso noti i valori provvisori del 1996.
Secondo la relazione dell’Istituto di statistica la maggiore riduzione di aborti ha riguardato le donne con i più alti livelli di istruzione, mentre i tassi di abortività sono più elevati tra le donne con basso titolo di studio.
In termini assoluti, quindi, dall’approvazione della legge sulla interruzione volontaria di gravidanza si e’ passati da 16,5 aborti ogni mille donne in eta’ feconda a 9,3 nel ’95 con una ulteriore riduzione nel ’96 a 9 per mille. A contribuire alla riduzione del fenomeno sono stati, per l’Istat, tre fattori: la legge, il cambiamento culturale che ha portato a programmare la maternità e il mutamento demografico che ha spostato in avanti l’eta’ del matrimonio (da 24 anni a 27) riducendo l’esposizione alla probabilità di concepimento. A questa riduzione di aborti ”legali” si aggiunge anche la riduzione degli aborti ”clandestini” che, secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, sarebbero 40-45.000 contro i 100.000 del 1983.

Cambia anche il modello delle donne che ricorrono alle strutture sanitarie. Se fino ad ora le donne che abortivano di più erano sposate e con giù due figli ora cresce
in proporzione la percentuale delle donne ”non sposate”: per le prime infatti la riduzione del tasso di abortività e’ stato del 34,5% mentre per le seconde la riduzione e’ stata ”solo” del 19,3%. L’aborto e’ comunque per una donna su quattro una esperienza che si ripete: il 25% delle interruzioni infatti e’ richiesta da chi ha già abortito una volta”. Si abortisce di più al Sud dove, fra l’altro ci sono meno consultori. La Valle D’Aosta assieme alle Marche e al Friuli Venezia Giulia sono invece le tre regioni in testa alla classifica per riduzione del numero di aborti.
Il volume dell’Istat sulla ”Interruzione volontaria della gravidanza in Italia” registra in queste tre aree dal 1980 al 1995 una diminuzione del tasso di abortività, cioè del numero di aborti ogni 1.000 donne in eta’ feconda, rispettivamente del 65% per la prima e del 57,3% per la seconda e le terza.
All’ultimo posto c’e’ invece la Basilicata che nello stesso periodo ha visto invece un aumento degli aborti:+19,5%. Ma per comprendere veramente il fenomeno, spiega l’Istat, e’ necessario considerare le situazioni delle strutture e le migrazioni delle donne che si spostano in altre regioni per abortire.
In Liguria il 74% delle donne si dirige in Toscana, l’80% delle donne calabresi che abortiscono vanno a Roma, Milano, Firenze e Bologna. La Puglia accoglie le donne della Basilicata visto che a Matera e’ assolutamente assente il servizio per le interruzioni di gravidanza.

Infine il dato sui consultori che segna la presenza di aree a rischio proprio nelle regioni dove sia abortisce di più.

 

Proprietà letteraria riservata vietata la pubblicazione senza l’autorizzazione scritta dell’editore.