La notizia più importante sul Covid-19 passa quasi sotto silenzio. In Italia ad inizio dicembre i primi donatori positivi.

Di Dino Malecogita

 

In Italia da inizio dicembre i primi donatori positivi.

Ripreso da IVG.it del 22 maggio u.s. la prova provata che tra i donatori di sangue in Liguria almeno in 9 donatori ci fossero anticorpi IgG del Covid-19; la conferma è arrivata direttamente dal presidente di Regione Liguria Giovanni Toti; questo da solo non è elemento sufficiente, ma a dicembre 2019 sono stati rilevati 5 casi suggestivi e un caso molto probabile alla polmonite interstiziale evocanti Covid-19 alla TAC. Seconda coincidenza

Le autorità cinesi confermano ufficialmente il primo focolaio da Covid-19 il 31 dicembre u.s., né va dimenticato , che la dottoressa Ai Fen il 30 dicembre u.s. responsabile terapia d’urgenza all’ospedale centrale di Wuhan lanciò l’allarme (AGI agenzia giornalistica italiana 11.03.2020), ma ricevette una reprimenda per aver divulgato la notizia tra i suoi colleghi. Terza coincidenza.

Quindi è molto probabile che il Covid-19 fosse presente in Italia circa un mese prima della conferma ufficiane cinese.

Nel Veneto il prof. Crisanti inizia a fare i primi tamponi a chi sbarca dalla Cina, come riporta il Corriere della Sera del 23 maggio u.s. «Vengono dati meriti a persone che non ne hanno. Se la dottoressa Russo aveva un piano sui tamponi, deve spiegare perché l’8 febbraio il suo ufficio mi ha intimato di non farne più a chi tornava dalla Cina. Dire che aveva un piano è una baggianata. Vogliamo prendere in giro tutti? Io non ho interessi politici, se volete credere alle favole siete liberi di farlo. Fino a ieri pensavo che collaborassimo e che i meriti venissero riconosciuti… Vogliono riscrivere la storia».

“La Repubblica” riporta il 23 maggio u.s. Zaia si porta in conferenza stampa la professoressa Russo, che torna sull’argomento: “Crisanti ha dichiarato di voler fare tamponi ai cinesi attraverso la stampa, non ha mai fatto una richiesta formale. La notizia l’abbiamo appresa l’11 febbraio da una dichiarazione ai giornali e scrissi una lettera con Mantoan (direttore Sanità del Veneto) per chiedere a Crisanti se ci fossero indicazioni ulteriori di cui era in possesso o se era interessato a presentare un progetto di ricerca“. Non c’è dato comprendere perché la professoressa asserisce di aver appreso la notizia dalla stampa l’11 febbraio e il prof. Crisanti dice di essere stato avvisato l’8 febbraio di “non farne più” tamponi a chi tornava dalla Cina. Quanto alle “ulteriori indicazioni in cui era in possesso” e se fosse interessato a presentare “un progetto ricerca” richieste dalla dott.ssa Russo al prof. Crisanti, sebbene rientrano nei doveri d’ufficio della dott. Russo, risultano sinistri in questa emergenza, di fronte ad un nemico invisibile e vanno rivisti i protocolli interni in tutte le regioni, non si può morire di burocrazia.

Comunque nel mezzo della diatriba tra uffici amministrativi e clinici, la fortuna ha voluto che il Governatore Zaia che voleva lasciare aperto il Veneto abbia cambiato idea in 48 ore, essendo Zaia medico-veterinario, deve essersi reso conto della gravità del problema, lasciando finalmente la conduzione clinica agli addetti ai lavori.

 

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